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Bambole
Dalle origini
…
e origini delle bambole si perdono nel tempo: sono presenti in ogni tipo di cultura, da quelle più antiche a quelle più moderne, dalle civiltà orientali a quelle occidentali. Soprattutto nelle civiltà arcaiche queste piccole riproduzioni della figura umana sono legate a significati magico religiosi ed è spesso difficile determinare quando sono intese come gioco o come immagini legate alla religione.
La
differenza forse più evidente è che, in quest’ultimo caso, le
immagini sono più rifinite e, ovviamente, meglio conservate delle
bambole giocattolo.
Gli Spagnoli trovarono bambole di tinte
vivacissime e riccamente abbigliate alla corte dei principi atzechi
o nelle tombe peruviane; è invece in alabastro un esemplare
babilonese a braccia mobili.
Ancora oggi, in Africa, India e
Giappone, la bambola ha conservato un significato magico rituale:
qui, alcune bambole di pregio, sia per abbigliamento che per
antichità, conservate e tramandate di madre in figlia, vengono
esposte ed onorate con offerte.
Ritrovamenti archeologici e citazioni
letterarie ci hanno dato notizie della diffusione, nelle antiche
civiltà mediterranee, di bambole in argilla, avorio, osso, legno,
spesso con arti snodati. Queste erano, solitamente, piccole figure a
corpo nudo, con viso e mani modellati con cura, che venivano
rivestite con abiti di stoffa secondo la moda dell’epoca. Tra gli
esemplari ritrovati nelle tombe dell’antico Egitto ve ne sono in
legno dipinto con membra snodabili e altre con corpo in stoffa e
testa in legno vestite come le donne del tempo.
La parola latina per bambola è “pupus” o
“pupa” e significa bambino neonato.
Nell’antica Roma le bambole erano in
legno, stoffa, cuoio o argilla ed erano il simbolo della femminilità
in boccio ed immagine della vita futura dato che spesso erano
corredate di guardaroba e mobili in miniatura.
In
Grecia e a Roma era uso comune che le fanciulle alla vigilia delle
nozze offrissero le loro bambole a Afrodite o Artemide, ai Lari e ai
Penati.
In
età cristiana, le bambole accompagnavano i bambini nell’aldilà, come
testimoniano quelle ritrovate nelle catacombe.
Questi esemplari
appartenevano alle classi sociali più elevate, ma ve ne erano
certamente altre di uso comune e di fattura casalinga in argilla,
legno e stracci. … Al Medioevo
el Medioevo,
così come i ragazzi avevamo giochi militari per essere preparati al
loro ruolo nella vita adulta, anche le ragazze erano incoraggiate ad
apprendere i mestieri femminili prendendosi cura delle loro bambole. Gli stessi modelli del passato si riscontrano negli esemplari del Medioevo.
,I
materiali usati per fare le bambole erano molto vari e dipendevano
principalmente dalle disponibilità economiche, dal ceto sociale e
dall’età dei loro proprietari: stracci, argilla e legno erano i
materiali più comuni, ma purtroppo poco resistenti alle insidie del
tempo; altri materiali impiegati erano osso,avorio, cera, paglia o
grano, pan-di-zenzero. C’erano anche bambole di carta o fatte con
assembramenti di più materiali.
er i neonati le
bambole erano di solito poco costose: modellate con l’argilla,
erano spesso riempite di biglie di terracotta per poterle
usare come sonagli. Altre, che erano regalate al bambino nel giorno
del battesimo, avevano
un intaglio dove veniva inserita una monetina.
Sono quelle che hanno avuto maggiori possibilità di
sopravvivere fino ai nostri giorni sia per il materiale più
resistente sia perché le bambine di due o tre anni si divertivano
poi a fasciarle.
Alcune bamboline
rappresentavano fantastiche damigelle di corte nei loro abiti di
gala, altre erano cavalieri su cavalli o animali mitologici , altre
ancora dame con falconi sul braccio. Sebbene quelle sopravvissute
siano molto semplici,
annotazioni dell’epoca ci consentono di sapere che queste bambole
erano spesso finemente modellate e artisticamente dipinte.
e bambole di
pezza erano probabilmente molto numerose
in questo periodo, ma pochi sono gli esempi ritrovati sia
perché erano state fatte per essere utilizzate come gioco sia perché
il materiale non
resiste all’umidità. Le
bambole di stoffa pervenuteci dagli antichi Egizi sono infatti
sopravvissute solo grazie al clima secco di quel paese. Ci sono,
però, alcune testimonianze scritte: una bambola di stoffa ,
“simulacra de pannis”, viene citata
in un testo del VIII e IX secolo l’”Indiculus
Superstitiorum”.
Le bambole di
stoffa avevano molti vantaggi rispetto alle altre essendo
economiche, morbide e facilmente costruibili e, sebbene si pensi ad
esse come a oggetti fatti in modo rudimentale, ce n’erano alcune che
facevano eccezione a questa regola. Quelle più comuni erano fatte con ciuffi di lino o canapa o di stracci, cucite semplicemente e con tratti somatici appena accennati o addirittura assenti.
Erano quelle che dovevano accontentare un
mercato più ampio e venivano vendute da ambulanti nelle fiere o
durante le feste.
Le bambole più
raffinate erano, invece, destinate alla nobiltà; spesso venivano
preparate su commissione e fornite di ricchi guardaroba.
Poiché
attraverso il gioco la fanciulla imparava a vestire la sua bambola
anche i suoi abiti rispecchiavano quelli degli adulti sia per
fattezze che per tessuti.
e bambole di
legno provenivano spesso dal nord Europa.
La
parola medievale tedesca
per bambola era “Tocke” intendendo, con essa, un piccolo blocco di
legno. Le bambole per i bambini piccoli erano fatte in maniera più
rudimentale di quelle
per i più grandicelli. Le prime erano ricavate da un simgolo pezzo
di legno e sagomate quasi come un grande birillo, le seconde
erano più elaborate con intricate pettinature scolpite e
vestiti artisticamente dipinti. Spesso avevano anche giunture
articolate. Nell’”Hortus Sanitatis”, un testo scritto nel 1491
viene raffigurato un personaggio intento a fabbricare bambole
di legno intagliate con arti movibili.
Nella Germania medievale la corporazione
dei fabbricanti di giocattoli era ben organizzata e prosperosa e
numerosi erano i centri
di produzione. Spesso la loro importanza dipendeva dall’essere
collocati vicino a grandi foreste che fornivano un buon
approvvigionamento di materia prima per la costruzione dei
giocattoli i quali venivano poi portati nelle fiere di tutta Europa
da mercanti ambulanti.
Spesso le corporazioni dei fabbricanti
di giocattoli si trovavano ad essere in competizione con le altre
corporazioni che si occupavano dei giocattoli come attività
secondaria: i vasai cercavano nuovi sbocchi di mercato producendo
bambole di argilla; i falegnami ne facevano di legno e chi lavorava
il ferro ne produceva di stagno.
In Italia si
hanno notizie di bambole di legno a grandezza naturale che, più
simili ai manichini, erano destinate ad apparire nelle fiere.
e bambole di
cera e di altri composti
diventarono largamente disponibili dal 1300 con il sorgere della
classe borghese. Questi materiali avevano però la tendenza a
deformarsi con il calore e l’umidità ed erano perciò facilmente
deperibili. Alcune bambole di cera, forse portate in Europa dai
crociati, erano utilizzate per oscuri incantesimi: secondo la
fantasia popolare avevano lo scopo di sconfiggere i nemici durante
le messe nere.
e bambole
commestibili erano una categoria a parte ed è difficile dire se
erano strettamente legate alla ricorrenza
in occasione della quale venivano preparate o se qualche
volta erano fatte anche per giocarci. Non c’è dubbio che le
bamboline fatte di pan-di-zenzero e vendute alle fiere
erano le preferite dai bambini di qualsiasi luogo.
In quest’epoca,
dominata dalla magia, c’erano poi bambole fatte, si dice, con le
radici delle mandragole.
ambole a parte
erano i burattini i cui spettacoli sono spesso raffigurati nelle
bordure dei manoscritti miniati. Gli spettacoli venivano
rappresentati in piccoli palcoscenici portatili da attori che si
spostavano di città in città. A differenza degli altri drammi
medievali gli argomenti non trattavano mai temi religiosi , ma erano
esclusivamente laici a differenza degli altri drammi medievali.
Esiste una legge del 1451 che ne proibiva la rappresentazione nel
periodo di Pasqua.
I burattini ,
però, non erano propriamente giocattoli per bambini dato che questi
erano solamente spettatori. Tuttavia quando i burattini si
logoravano venivano loro tolti i fili ed erano venduti come
giocattoli per avere degli incassi in più.
Alcune bambole
dell’epoca erano costruite con lo stesso sistema poiché avevano dei
pezzetti di corda che collegavano le parti in legno facendole
risultare articolate.
a un’origine
assai antica anche l’uso della bambola come mezzo di diffusione del
costume femminile da un paese all’altro. Erano bambole ad utilizzo
esclusivo degli adulti, ma spesso,
espletato l’uso
per il quale erano state fatte, venivano poi date ai bambini.
La moda, nel Medioevo, era, come adesso, molto
seguita.
Per essere sempre al passo con i tempi e gli
stili, i nobili ordinavano queste bambole-manichini: vestite con
abiti all’ultima moda venivamo date ai loro sarti che ne copiavano
l’abbigliamento.
Una delle prime
tracce di tali bambole
si trova in un resoconto del matrimonio della regina Isabella di
Baviera con il Re di Francia Carlo VI, detto Il Folle, (fine 1300
inizio 1400). Questa
ordinò a Parigi una bambola vestita secondo l’ultima moda della
corte francese e gli abiti furono poi riprodotti e cuciti dal
valletto del re.
Anche Enrico IV
inviò alla promessa sposa Maria de’ Medici (sec. XVI) una bambola
abbigliata secondo la moda di corte più in voga del tempo.
Fra il ‘400 e il ‘500 la bambola
diventerà un vero specchio della moda: si avranno le bambole-
manichino in
legno vestite all’ultima moda (come quelle che Isabella
d’Este Gonzaga
si faceva inviare
da oltralpe come modelli) e
bambole giocattoli di lusso. Si sa anche che Caterina de’
Medici, alla sua morte (1489) possedeva
sedici bambole di cui otto vestite a lutto e tutte corredate
di lussuosi guardaroba.
Bibliografia:
Bambole antiche
- S. Di Fraia
Editore
Toys in the Middle Ages di Lady Margritte of Ravenscroft
Giochi e Medioevo – sito web Medioevo.ws
Grassi,Pepe,Sestriere – Dizionario di antiquariato – Ed.
Vallardi/Garzanti
Rizzoli
Garzanti - Enciclopedia Europea
Vittorio Ambrosiani – Il cerchio di Giotto – Ed. Minerva Italica
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